adattarsi al clima

E PERDERSI UN POCCHINO

L’obiettivo di questo blog sarebbe di comunicarvi un po della mia vita qua in Cividale. Vi devo trasportare al mio ambiente, ovviamente, ma anche di, da tutto queste informazioni dai sensi che vi propongo, elaborare i miei pensieri e sentimenti. Non so esattamente come farlo, ma tutto che ci è successo in questa prima settimana è stato una novità, e non c’è tempo di avere paura. Quindi ci proviamo. 

Le Anatre Sul Fiume Natisone

In questo momento esatto, mi trovo alla riva del fiume Natisone che incise la nostra città in due. L’acqua è un azzurro pristino, appena sciolta dalle montagne. Il fiume è sostenuto da una terra di sassi lisci che sporcano i vestiti con polvere bianco. I sassi sono perfetti per scivolare sull’acqua, la qual’è sempre contenta di farli saltare alla sua superficie quasi vetro. Ad una parte del fiume c’e il centro, con le piazze, i bar migliori, e tutti i negozi, mentre all’altra, c’è il convitto dove abitiamo, la biblioteca, e una regione residenziale. Ogni volta che si vuole attraversare il fiume, si deve camminare per il Ponte del Diavolo, chiamato cosi perché secondo al mito della sua creazione, fu i diavolo il suo creatore maligno. Ironicamente, in questa stagione, c’è un grande presepe che faccia supine al ponte, illuminato di notte come se un contrappunto ardito al ponte diabolico. 

Moccacino a Cafe Longobardo

Se io sia per avere successo in questo, bisogna che io possa comunicarvi le cose semplici. I nostri giorni normali si compongono di un cammino tra il centro per arrivare alla stazione, un giro in corriere, cinque ore a scuola, un ritorno da corriere, e un pranzo, e dopo questo, abbiamo ancora una meta del giorno libero. Nel cammino, la sensazione di ciottoli è molto diversa rispetto a quella dai pavimenti in Australia. È un’esperienza più personale; si avvolgono i piedi attorno ad ogni pezzo di terra. Al supermercato, danno il resto non a te stesso, ma ad un recipiente, da dove lo prendi tu. È un’esperienza tattile molto diversa; si riceve ancora l’impressione dalla sua mano, ma è un’impressione secondaria. Si immagina che la sensazione alla tua mano quando tocchi il recipiente sia uguale a quella alla sua mano. Una terza cosa è che, quando si pausa un attimo, fuori dal traffico e delle persone, si capisce immediatamente un silenzio non mai interrotto da uccelli ed insetti, come venerebbe in Australia. 

Gelato al Cioccolato

Vi ho incluso alcune foto. Sono tutte prese dal mio fotografo personale, Kelsey Frith, che conoscereste come un altro studente australiano dal suo blog. Le foto sono del tramonto come visto dal Castello in Udine, un suo gelato (il mio era marron glacé con panna sopra e cioccolato con noci dentro il cono), un moccacino, un uomo alla festa della Patriarca che respira fuoco, e le anatre sul fiume Natisone. 

Persona che respira il fuoco

Adesso che mi conoscete un pochino, e forse capite (anche se non geograficamente, perché non ci ho investito tanto sforzo) dove sono, provo ad esprimere un po della mia esperienza. Il mio obbiettivo questi primi giorni era di perdermi nella città. Credo che non si possa sentirsi totalmente dentro un luogo, se non si l’ha sentito come un onda circondante ed irriconoscibile sopra di e intorno a sé, senza poter semplificarlo ad alcuni simboli e monumenti facilmente riconosciuti. Non sono riuscito a farlo ne domenica (siamo arrivati il sabato sera), ne il lunedi, anche se ci ho provato. Invece, è successo martedì mattina, immediatamente prima di un’incontro importante con il vice preside Vittorino Michelutti. Ho inteso fare un piccolo corso prima del incontro, per svegliarmi un po’. Alla fine, ho preso una strada non perfettamente perpendicolare alla mia strada originale (ho preso il percorso più panoramico nel ritorno, tra gli oliveti), e mi sono trovato ad una strada principale con un segno per il prossimo paesino, Tarcento – per fortuna a questo punto ancora abbastanza lontano. Ero veramente perso, il mio senso di direzione tutto mescolata. Eventualmente, ho trovato il coraggio di toccare il pulsante accanto ad un cancello casuale per chiedere direzioni. L’uomo che ha risposto, che si sentiva molto male e doveva rimanere a letto, mi ha istruito seguire alcune strade, ed ho avuto un mal di testa spaziale, provando ad immaginare se parlasse dal prospettivo di qualcuno che guarda la sua casa o al contrario verso la strada. Le sue direzioni mi hanno preso da vicolino a vicolino, e mentre mi fidavo di lui e della mia comprensione, avevo, per la mia sicurezza, bisogno di chiedere direzioni confermazionali da due altre persone. Sono arrivato al convitto tre minuti prima del incontro, senza fiato ma pronto. 

A questo punto, quando ero più ‘messo a terra’ —non so descriverlo esattamente in italiano, pero, presente nel mio ambiente — ho potuto guardare meglio quello stesso ambiente. Non avrò qua abbastanza spazio per raccontarvi tutto che mi è successo — per esempio non ho neanche menzionato la scuola, forse il punto più importante della mia prima settimana — ma uscirà un blog su di questo la settimana prossima. Volevo, prima di salutarvi, descrivervi per un attimo quest’ultima foto. Questo tramonto era a Udine, visto dal Castello, una grande struttura situata su una collina da dove si può vedere tutta la città. Ad una parte, mancante nella foto, c’erano le montagne sofficemente innevate e la luna piena crescente, celestialmente abbinato al sole all’altra parte, che tramonta. Il tramonto proprio sembrava più un dipinto che un cielo reale. Non avevo mai visto una scena cosi, colori e trame cosi variegati e complementari, come, se mi seguite, un mondo immaginato. Si sentiva il cielo solo parecchi metri di sé, quanto era vivace e saturato, ma si sentiva anche distante come se si guardasse un universo lontano; sembrava una scena direttamente da un film di studio ghibli e non da qua (erano in particolare gli aereo che si muovevano molto lentamente e con tracce di fumo bianco intenso che mi hanno fatto ricordare i particolare alcune scene da Howl’s Moving Castle e Kiki’s Delivery Service). Quando il sole perisce finalmente sotto l’orizzonte sembrava di sciogliere nel suo sangue, tutto rosso, disperse tutti i suoi latenti pigmenti scuri e sanguigni, ed il cielo si è oscurato una volta finale. Poi abbiamo realizzato che eravamo freddissimo, e siamo scesi per riscaldarci in un bar (alla fine, era una gelateria, ma va bene). 

Okay, grazie per la lettura, mi sentirete la settimana prossima, credo. 

Alla prossima!

Love from George

2 thoughts on “adattarsi al clima

  1. L’idea che vi siete riscaldati in una gelateria mi ha fatto veramente ridere! Bellissime le tue prime impressioni,e’ un vero piacere poterle leggere George!

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